In questi giorni pensavo a quanto sia difficile ambientarsi in una nuova città, quando mi sono spostata a Milano per studiare, per esempio, ho incontrato non poche difficoltà; voi potreste pensare che, certo, me ne sono andata, da sola, nuova città, università, è normale.
No, intendo difficoltà perché nessuno mi capiva; il mio essere toscana destabilizzava chiunque parlasse con me, quando parlavo troppo veloce, quando "aspiravo" troppo, quando non capivano le parole e blabla.
Cencio. Quello che voi mortali chiamate “straccio”, per pulire per terra; esiste la variante “cenci” che sono le cosiddette “chiacchiere”, quei dolci che trovate dovunque nel periodo di Carnevale, che son tanto buoni ma...uno, due, al terzo muori.
Non riesco a dire “cicca”, chi mi conosce sa già cos’è cingomma per me, quindi evita di fare domande, per chi non lo sa, dopo aver visto la faccia da “mi stai prendendo per il culo?”, pur di non dire quell’odiosa parola, mimo il masticare con la bocca e lo accompagno con un gesto della mano, che mi è difficile spiegare a parole. Se mi capiscono, bene, altrimenti le cingomme me le compro da sola.
- Hai una cingomma?
- ...
- Scherzavo!
- ...
- R-E-N-A....
- Rana?
- Reeeenaaaa.
- ...Raaaana...
- Sì, hai ragione, mi sono sbagliata, ho una rana nelle scarpe.
- Chi?! Dove?! Toglimelo per favore!
- Ah, buono a sapersi, non sapevo fornissero anche servizi di prostituzione.
- ...PORCA!
- ...
Dianzi. “Prima”, “poco fa”; i primi mesi a Milano sono stati un macello, e tutto per questa parola. Va bene, non capite, ma non c’è bisogno di guardarmi come se fossi un alieno, me lo dite e ve lo spiego, sant’iddio.
- Non ci sono, sono andata a controllare dianzi.
- ...
- Puoi anche fermarti al “non ci sono”, te lo concedo.
- ...ma dai, era difficilissimo, complimenti!
- ...
- Qua invece è pieno di puttane.
- ...ha-ha, devo ridere?
- Questa pasta è sciocca.
- In Toscana avete anche la pasta intelligente? Siete troppo avanti.
- ...basta, me ne vado.
Sentire. Dolere, fare male; “mi sente una gamba” equivale a dire “mi fa male una gamba”.
La mia professoressa di latino veniva da Salerno e quando non stavo bene se ne usciva con “non ti senti?”; immaginate, la tentazione era troppo forte, così, ogni volta che lo diceva, io cominciavo a fare lo spettacolino, un dialogo tra me e me:
- Eeeeehh...
- Che problema haiiiii?
- Non mi sentooooo...
Tarabaralla. Pressappoco, su per giù. Non ho mai usato questa parola fuori dalla Toscana, ma credo che comincerò, perché deve essere un’esperienza esaltante; se in metropolitana cominciassi ad urlare “TARABARALLA!” potrei essere facilmente scambiata per terrorista.
