Tempo fa scrissi un post su vocaboli ed espressioni toscane.
Mi permetto un aggiornamento, mi sono venute in mente altre cose in questi giorni, evidentemente questo argomento subirà periodici aggiornamenti, quindi creerò una categoria a parte, perché sono pignola e se mi vengono in mente altre cose devo scriverlo, maremma maiala.
Forse alcuni di questi fanno parte della lingua italiana, ma fatto sta, io li sento dire solo in Toscana.
“Stai chiotta chiotta sotto le coperte” me lo diceva sempre mia madre da piccola, e puntualmente mi intrappolava sotto le coperte.
Granata, o grenata.
Ne esistono due versioni, dalle mie parti si usa la seconda, che sarebbe la scopa, quella che serve per spazzare per terra e che, fateci caso, gli uomini non sanno usare, o se lo sanno fare, alla fine non sanno raccogliere lo sporco. E' un assioma.
Spengere, che non è un termine dialettale, ma se vogliamo un errore grammaticale; "noi" non usiamo "spegnere" perché ci fa fatica, spengere scivola meglio.
Ruzzare, scherzare; "smettila di ruzza".
Bazza. Il De Mauro specifica che si tratta di mento "prominente e aguzzo" ma da noi è semplicemente il mento.
Diaccio, Il freddo.
Fettunta, ossia la bruschetta.
Fare forca, fare chiodo o fare sega. Credo che sia un'espressione che cambia da paese a paese, non semplicemente da regione a regione, che sarebbe "i tuoi sanno che sei a scuola ma in realtà stai mangiando un panino con la porchetta in piazzetta". Tutti abbiamo fatto forca, poi ci sono quelli che non sanno mentire e che quando tornano a casa dicono alla madre "mamma, ho fatto forca, firmami la giustificazione va"; questo prima dei 18 anni, perché raggiunta la maggiore età ero capace di entrare alle 10 e uscire alle 11.
Portare a cavacecio. Portare qualcuno sulle spalle, a cavalluccio.
Nicchera, e nini. Mia madre, che ve lo dico a fare, mi chiama spesso "nicchera", che non vuol dire niente, almeno per quanto ne so, è solo un modo affettuoso di rivolgersi ad una persona. Questo dalle mie parti, magari a 20 metri di distanza vuol dire "testa di cazzo" ed in quel caso è meglio che mia madre non me lo dica in pubblico. Nini è la stessa cosa, ma non è plurale, è maschile: è un appellativo affettuoso, si usa spesso con i bambini, ma se si dice "oh nini" può essere inteso anche così "oh nini, m'ha rotto i coglioni". Ecco, ho reso più o meno l'idea.
State sintonizzati.
